venerdì 26 febbraio 2010

Una buona annata

Chi l’avrebbe detto. Tutte le aziende del gruppo B stanno andando a gonfie vele. Scrive Repubblica: “Il 2009 è stato un anno d’oro per le holding della famiglia Berlusconi”. Liquidità in cassaforte 1,1 miliardi di euro. Per sé il Cavaliere ha staccato un assegno di 162 milioni. Ne ha distribuiti 10 a ogni figlio. Gli altri li ha messi via per le ville future, gli sfizi, gli avvocati. Altro che crisi. Quale crisi?
Lo stato patrimoniale del nostro presidente del Consiglio ci riempie di gioia. Sedici anni fa, alla vigilia della discesa in campo, il futuro statista stava annegando in un mare di debiti: 4 mila miliardi secondo il suo braccio destro Fedele Confalonieri; 5 mila miliardi secondo Marcello Dell’Utri, il suo braccio sinistro; 7 mila miliardi secondo altri analisti. In ogni caso: così tanti debiti da indurre le banche creditrici a chiedere (e ottenere) la nomina di Franco Tatò, un manager esterno, per tentare il risanamento del gruppo. Ci sarebbero riusciti? Forsi sì, tagliando posti, investimenti, partecipazioni. Forse no, nemmeno restituendo la Mondadori.

Ma da quel baratro saltò fuori il coniglio magico, cioè il partito. Con il partito il potere. Con il potere la quotazione in Borsa, il governo del Paese, l’immunità, le leggi ad personam, il controllo dell’informazione, eccetera. Ammise una volta Confaloneri: “Senza Forza Italia oggi saremmo sotto un ponte o in galera”. Mancando quasi del tutto l’opposizione, gli è andata bene oltre ogni aspettativa. In galera ci sono finiti alcuni utilizzatori non finali, perciò trascurabili. E sotto il ponte ci è finita la piccola Italia prostrata al suo dominio.
tratto dal blog di Gomez-Travaglio

mercoledì 2 dicembre 2009

Fini e il fuori onda su Berlusconi

Fini e il fuori onda su Berlusconi: «Confonde consenso con immunità» - Corriere della Sera: "Fini e il fuori onda su Berlusconi: «Confonde consenso con immunità»
Registrata a Pescara una conversazione privata tra
il presidente della Camera e il procuratore Trifuoggi

MILANO - Berlusconi «confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo...». Lo ha detto Gianfranco Fini, in un fuori onda (realizzato da Vincenzo Cicconi di Pacotvideo e rilanciato da Repubblica.tv) registrato all'insaputa del presidente della Camera. Fini parla con il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi, seduto accanto a lui, in occasione della giornata conclusiva del Premio Borsellino, il 6 novembre scorso a Pescara, non sospettando minimamente che i microfoni del tavolo della presidenza siano aperti e stiano registrando la conversazione privata.

«IN PRIVATO GLI HO DETTO: 'STATTE QUIETO'» - Nella conversazione con Trifuoggi Fini si riferisce ancora a Berlusconi quando dice: «Io gliel'ho detto. Confonde la leadership con la monarchia assoluta. Poi in privato gli ho detto: ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi 'statte quieto' » replica il presidente della Camera a una battuta del procuratore che si riferisce a Berlusconi con queste parole: «È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano».

SPATUZZA - Con Trifuoggi Fini parla anche delle ultime rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. «Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza, può aprire scenari... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica» afferma. «Lei lo saprà - dice il numero uno di Montecitorio al suo interlocutore - ma Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli interni...Uno è vicepresidente del Csm, l’altro è presidente del Consiglio». E al suo procuratore che osserva che comunque le indagini vanno fatte, la terza carica dello Stato risponde: «No, ma ci mancherebbe altro». Dopo la diffusione del video, però, Fini telefona proprio a Mancino per chiarire l'equivoco da lui commesso tra le dichiarazioni del pentito Spatuzza e quelle di Massimo Ciancimino. Il presidente della Camera spiega di aver fatto confusione attribuendo a Spatuzza quanto aveva detto in un primo tempo il figlio del sindaco di Palermo a proposito della presunta trattativa tra lo Stato e la Mafia.

BATTUTE SULL'IMMORTALITÀ - Seduto accanto a Trifuoggi, Fini scherza anche con il suo interlocutore. L'occasione gliela dà un passaggio del discorso di Aldo Pecora, portavoce del movimento antimafia 'Ammazzateci tutti': «Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno», dice il giovane. Allora Fini commenta: «Se ti sente il presidente del Consiglio si incazza...». «Qualche giorno fa - aggiunge ancora il presidente della Camera nel 'fuori onda' - rileggevo un libro sull'Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore disse: ''ei rappresenta lo stato... participio passato del verbo essere'. Efficace, no?». «Potrebbe essere riesumata», replica il magistrato. «Infatti non escludo di farlo, citando la fonte... prima o poi lo faccio», conclude il presidente della Camera."

martedì 29 settembre 2009

Il processo Mills? Meno se ne parla, meglio è
Nicoletta Gandus ci mette meno di tre minuti per leggere la sentenza. Un colpetto di tosse, un’occhiata ai giudici a latere, Loretta Dorigo e Pietro Caccialanza, due cattolici praticanti non iscritti a nessuna corrente che adesso hanno lo sguardo fisso su un pubblico per una volta più numeroso del solito, e il Presidente della X sezione penale dice: «In nome del popolo italiano il Tribunale, visti gli articoli 533, 535 c.p.p., dichiara Mills Mackenzie Donald David colpevole del reato a lui ascritto e lo condanna alla pena di anni 4, mesi 6 di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Visto l’articolo 29 c.p. dichiara Mills Mackenzie Donald David interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Visti gli articoli 538 e seguenti del c.p.p. condanna Mills Mackenzie Donald David al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita, danno che liquida in successivi euro 250.000».